Alla vigilia delle Olimpiadi di Londra il marciatore altoatesino Alex Schwazer era considerato "la punta dell'atletica italiana". Così lo aveva definito Franco Arese, allora presidente della Fidal. Mentre il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi, aveva parlato di "leggenda dello sport". Il 6 agosto 2012 si è scoperto invece che era un imbroglione. Ma le colpe sono finora ricadute esclusivamente su di lui. Adesso un'indagine della Procura di Bolzano punta il dito su chi avrebbe dovuto vigilare affinché non ci fossero né imbrogli né imbroglioni. E lancia accuse di connivenza. O addirittura complicità. Sia in Italia che all'estero.