Il settore finanziario da sempre prolifera di imbroglioni. Spesso sono grandissimi venditori di fumo autodidatti. Come Jordan Belfort, il protagonista del film di Martin Scorsese The Wolf of Wall Street. Alberto Micalizzi, invece, insegnava Finanza aziendale alla Bocconi. Belfort ha fatto perdere ai suoi investitori circa 110 milioni di dollari. Secondo la Procura di Milano il buco creato da Micalizzi sarebbe invece stato di quasi quattro volte maggiore. Per questo ieri è stato arrestato assieme a una mezza dozzina di sospetti complici.

Erano i primi mesi del 2009 e l'unico tracollo finanziario di cui si parlava in quei giorni era quello dei fondi gestiti da Bernard Madoff, che nel corso di decenni di stimatissima attività aveva creato un buco di vari miliardi di dollari. Ecco perché pochi in Italia hanno fatto caso al quasi simultaneo collasso dei fondi di investimento Dynamic Decisions. Eppure il loro protagonista era un nostro connazionale e le perdite per creditori e investitori sfioravano i 400 milioni di dollari.
Già da tempo le autorità di Londra, sede della società di gestione dei fondi, hanno concluso che Alberto Micalizzi, all'epoca dei (mis)fatti professore di Finanza aziendale presso l'Università commerciale Luigi Bocconi ma ora sospeso, ha perpetrato una frode con una sua interpretazione del cosiddetto "Schema Ponzi". Pagando cioè vecchi investitori con soldi iniettati da quelli nuovi.
Nel marzo 2012, la Financial Services Authority ha concluso che, dopo aver perso centinaia di milioni di dollari, Micalizzi ha tentato di coprire quel buco acquistando obbligazioni farlocche emesse da una società di comodo americana chiamata Asseterra Inc. L'autorità britannica ha definito il comportamento di Micalizzi "tra i più gravi mai riscontrati" per via della sua "totale mancanza di onestà e correttezza" (Micalizzi ha fatto ricorso).
Accogliendo le richieste del sostituto procuratore Tiziana Siciliano, che ha condotto l'indagine coordinandosi con il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e con il supporto del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano, il Gip di Milano Stefania Pepe va oltre, e accusa il professore di truffa. Per la precisione, Micalizzi avrebbe "promosso e organizzato un'associazione criminosa finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di delitti di truffa… ai danni di investitori nazionali ed esteri realizzati mediante la vendita di quote di fondi di investimento denominati Dynamic Decisions".
Dal decreto del Gip risulta che, con un lavoro certosino, il Nucleo di Polizia Tributaria di Milano ha individuato una serie di sospette truffe per un totale di almeno 215 milioni continuate anche dopo il collasso dei fondi Dynamic Decisions (vedi due box).
Tra gli investitori italiani che avrebbero subito perdite in quei fondi, solo Ubi Banca, Fiduciaria Orefici, o Fidor, e Independent Global Managers hanno perso in totale 55 milioni di euro.
Almeno una di queste vittime, la Fidor, non se la prende ora solo con Micalizzi. A suo dire, per il professore milanese sarebbe infatti stato difficile ingannare i suoi clienti se il valore netto del patrimonio, il cosiddetto Nav, dei fondi non fosse stato avallato anche da Pnc Global Investment Servicing Ltd, una società di diritto irlandese acquisita nel febbraio 2010 da Bank New York Mellon che fungeva da amministratore e quindi garante dei fondi Dynamics.
Non si sta parlando di un gruppo finanziario qualsiasi: al 31 dicembre scorso, quello di Bny Mellon aveva 27.600 miliardi di dollari in cespiti custoditi o amministrati e 1.600 in patrimoni gestiti.
Nel caso dei fondi Dynamic, Pnc Global Investment Servicing certificava il Nav inviato agli investitori e quindi poteva essere ritenuto una garanzia della bontà e della legittimità delle transazioni del Micalizzi. Inclusa l'acquisizione dei bond Asseterra, la quale fu così controversa da provocare una comunicazione da parte del primary broker Morgan Stanley, la società depositaria degli asset del Fondo, in cui si annunciava il rifiuto a effettuare il pagamento di acquisto. Al Sole 24 Ore risulta che questa comunicazione sia stata inviata per conoscenza anche a Pnc.
Tra il novembre del 2008 e il febbraio del 2009, Pnc avrebbe inoltre ricevuto numerose lamentele da parte di investitori preoccupati dell'opacità delle operazioni poste in essere da Dynamic e della legittimità dei bond Asseterra, oltre che dei ritardi nel processo di pagamento dei riscatti.
Dubbi sul ruolo di Pnc emergono dallo stesso decreto del Gip che parla della "necessità, evidenziata dal pm, di acquisire ulteriori elementi di prova indicativi di responsabilità a carico dell'administrator del fondo Pnc".
Più duro e diretto il commento di Fidor. «Benché di profilo diverso, a nostro giudizio le responsabilità in capo a Pnc sono addirittura maggiori di quelle del Micalizzi stesso. Perché, con il suo nome e la sua reputazione, l'administrator era la garanzia dell'esistenza e della consistenza degli asset», dice al Sole 24 Ore un suo esponente, che spiega di aver sottoscritto quote del fondo Dynamic nel novembre 2008 su mandato e istruzione di alcuni clienti. «Quando Fidor ha sottoscritto quelle quote, gli asset erano già in gran parte inesistenti, eppure venivano ancora riportati con certificazioni ufficiali. L'administrator, che contabilizzava le transazioni, doveva essere a conoscenza della situazione. E avrebbe dovuto fermare il tutto per tempo come ha fatto il primary broker che, resosi conto di operazioni dubbie, ha cessato ogni rapporto con il fondo a metà novembre spiegandone i motivi anche a Pnc. Invece Pnc ha continuato imperterrita a certificare i Nav, incluso paradossalmente quello del dicembre 2008, che è stato certificato a fine febbraio 2009, cioè pochi giorni prima che il board comunicasse agli investitori l'inesistenza degli asset nel fondo». Per questi motivi, su mandato dei clienti, Fidor ha incaricato uno studio legale di agire in sede civile contro Pnc.
Contattata dal Sole 24 Ore, Bank New York Mellon ha preferito non rilasciare commenti.