Anomalie, fee troppo alte e possibili conflitti di interesse, reali o percepiti, nella gestione dei patrimoni delle casse di previdenza. Negli ultimi tempi si è discusso molto di questi temi. Ma in termini per lo più generici, e a volte anche approssimativi. In questa inchiesta a puntate Il Sole 24 Ore prova a illustrare le problematiche e a contestualizzarle, raccogliendo testimonianze e documentazione che permettano di ricostruire episodi precisi. E a spiegare chi e come ne è stato protagonista.
Le vulnerabilità del sistema di gestione dei beni delle casse sono essenzialmente due: il patrimonio è spesso amministrato con il supporto di un gruppetto troppo sparuto di consulenti. E in condizioni di trasparenza troppo scarsa. Perché il valore di mercato degli asset scambiati è spesso oscuro. Così come le relazioni, i compensi e le commissioni di advisor e intermediari.
«Il prezzo finale di un bene o un titolo acquistato incorpora sempre tre voci - il valore effettivo del prodotto comprato, il margine per chi lo vende e le commissioni per chi monta o favorisce l'operazione. Troppo spesso l'ente non ha modo di scorporare queste voci e quindi non è nelle condizioni di fare una valutazione accurata», spiega un addetto ai lavori che chiede l'anonimato. E aggiunge: «Nei consigli di amministrazione quasi nessuno ha la competenza per capire questi dettagli. E chi ce l'ha non sempre ha la volontà di condividerli».