Nel mio nuovo libro-inchiesta, “I Demoni di Salvini: i postnazisti e la Lega” (pubblicato da Chiarelettere), spiego come e perché, da quando è stato eletto Segretario federale del Carroccio, Matteo Salvini ha operato da agente d’influenza del Cremlino.

Ma Salvini non è stato il solo. Ha fatto lo stesso il Presidente della Rai, Marcello Foa. Le prove sono offerte della sue stesse attività giornalistiche.

Cominciamo con alcune dichiarazioni di stima. Ecco cosa ha scritto Foa nel suo blog: “Io ho coperto per tanti anni la Russia […] Ho avuto il privilegio di incontrare i consiglieri di Putin e di Eltsin. L’errore strategico che fa l’Occidente è di sottovalutare l’intelligenza dei russi. I russi sono molto intelligenti. Io ho incontrato delle persone di intelligenza superiore […] È in corso una guerra non dichiarata tra Stati Uniti e Russia, che si giocherà sulle tecniche asimmetriche e su chi è più intelligente tra i due - Mosca o Washington - nell’individuare, anticipare e prendere adeguate contromosse rispetto all’avversario. L’esito finale è tutt’altro che scontato. Però per capire davvero cosa accade devi lasciar da parte le giustificazioni ufficiali, formali, troppo facili, e cercare di capire con la raffinatezza - per quanto possibile al grande pubblico - dell’analista che sa cogliere queste dinamiche”. Foa è convinto di avere “la raffinatezza” necessaria non solo per capire quei meccanismi. Anche per informarne il suo pubblico.

Per spiegare come Foa lo ha fatto negli ultimi anni occorre prima individuare “le priorità geostrategiche” che dal 2014 a oggi ha avuto il Cremlino sul piano della propaganda. Per farlo mi sono rivolto a Ben Nimmo, Senior Fellow del Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, uno dei massimi esperti in operazioni di disinformazione e “d’influenza”.

“La prima a emergere in ordine cronologico è la questione della Crimea, poi mutata in una campagna a lungo termine che ruota attorno al conflitto ucraino e nel cui ambito si inserisce il tema dell’abbattimento del volo malese MH-17. Il secondo teatro di guerra essenziale per i russi è quello siriano, con il discorso dell’uso di armi chimiche. Poi c’è il tentato omicidio dell’ex agente russo Skripal a Salisbury, in Gran Bretagna, e infine le varie campagne di hacking negli Stati Uniti a supporto della campagna elettorale di Trump, ma anche in Europa”, risponde Nimmo. A suo dire sono tutte questioni in cui la posizione del Cremlino non è solamente lontana dalla realtà, è documentalmente provata come errata. O falsa. Veniamo a Foa. Ecco quello che scrive nel suo blog il 4 marzo 2014 sulla crisi Ucraina: “Per capire cosa stia succedendo [in Ucraina] occorre partire da lontano, da una ventina d’anni fa, quando una delle menti più raffinate dell’Amministrazione Usa, Zbigniew Brzezinski – ancora oggi molto influente – indicò nell’Ucraina un Paese fondamentale nei nuovi equilibri geostrategici; da sottrarre alla Russia e portare nell’orbita della NATO e dell’America. Allora iniziò una grande partita a scacchi tra Washington e Mosca. Anzi, una lunga guerra, combattuta con armi non convenzionali. Ad esempio usando le ‘rivoluzioni pacifiste’”.

Foa torna sullo stesso tema nel corso del dibattito organizzato un anno dopo ad Ascoli da persone vicine al Movimento internazionale per i diritti civili-Solidarietà, o MoviSol, organizzazione che promuove in Italia il pensiero di Lyndon La Rouche, l’ex trotskista americano sostenitore delle più svariate teorie del complotto morto il 12 febbraio 2019: “Veniamo all’Ucraina. Che cosa vi è rimasto? Era una rivolta per la libertà, c’era il popolo sceso in piazza e immagini epiche? Non è andata esattamente così. È stata un’operazione di ingegneria geopolitica usando le masse. Oggi ci sono ampiamente riscontri”.

Ah, bene, Foa ha le prove. Sentiamole: “È stata un’operazione pianificata e costata 5 miliardi di dollari - un cambio di regime per 5 miliardi di dollari! Con una raffinatezza di scelta dei tempi sui media. Perché c’è un dettaglio che sfugge ai più: la rivolta in Ucraina è scoppiata esattamente durante i giochi olimpici di Sochi, ovvero nell’unico momento in cui la Russia non poteva violare l’immagine di paese che ospitava i Giochi Olimpici - paese in pace che vuole la libertà e l’armonia dei popoli. In quel momento la Russia aveva le mani legate. E in quel momento scoppia la rivolta popolare che però […] doveva chiudersi prima della fine dei Giochi Olimpici di Sochi”.

Prima di andare ad analizzare “i riscontri”, è opportuno fare una rilevazione sui tempi presentati da Foa. Le Olimpiadi invernali di Sochi si sono svolte dal 7 al 23 febbraio 2014, ma la rivolta di Kiev che ha preso il nome di “Euromaidan” inizia nella notte del 21 novembre 2013 quando circa duemila manifestanti si radunano a Maidan Nezaležhnosti (piazza Indipendenza). Una manifestazione più grande ha luogo il 24 novembre, quando tra 50 e 200mila persone manifestano nella stessa piazza. La notte del 30 novembre, le unità speciali di polizia armate di manganelli e gas lacrimogeni disperdono tutti. Il 1° dicembre viene occupato un edificio pubblico dai manifestanti, è la prima volta nella storia moderna del Paese. L'8 dicembre segna la terza domenica di fila di proteste a Kiev quando si svolge quella che l’opposizione definisce la “Marcia del milione” (di persone). Alla vigilia di Capodanno, 200.000 persone celebrano il nuovo anno insieme a Euromaidan. Il 19 gennaio, per la nona domenica di fila si manifesta a Kiev: 200.000 persone sfilano nel centro contro le leggi anti-protesta appena approvate. Il 28 gennaio, il primo ministro Mykola Azarov rassegna le dimissioni.Insomma la tempistica di EuroMaidan non ha nulla a che vedere con quella delle Olimpiadi di Sochi.

Di solito i teorici del complotto costruiscono il proprio teorema attorno a “prove” con qualche granelli di verità. Foa ama l’azzardo e qui si inventa i granelli. Attorno a quei granelli falsi monta poi un’ancora più azzardata operazione di distorsione della realtà che lo porta a dire di avere trovato “riscontri” - i cinque miliardi di dollari per il cambio di regime. Ad Ascoli, Foa non riterrà necessario spiegare l’origine di quell’informazione, da lui presentata come un fatto assodato. Lo farà però in un altro convegno sul tema “La Fabbrica della menzogna” che terrà a Bologna con la sua giornalista investigativa preferita, Enrica Perucchietti, grande sponsor di comlotti.

In quell’occasione dirà che a rivelare quella cifra è stata Victoria Nuland, la Sottosegretaria di Stato dell’amministrazione Obama. Ecco le parole pronunciate da Foa: “La Nuland, fortunatamente mandata via dal Dipartimento di Stato da Trump, è una dei consiglieri neo-con più guerrafondaie - Enrica la conosce bene - un giorno in una conferenza ha dichiarato che il cambiamento di regime con lo spostamento dell’Ucraina dall’area occidentale è costato cinque miliardi sull’arco di alcuni anni. Cinque miliardi di dollari! Questi sono argomenti che non trovate mai nei media”.

Un’asserzione fatta con tanta convinzione dovrebbe essere facilmente verificabile. E infatti lo è. Grazie a YouTube. Peccato che nel video che trovo Nuland non risulta aver detto ciò che sostiene Foa. Ecco le sue parole (tradotte in italiano): “A partire dal giorno della loro indipendenza, nel 1991, gli Usa hanno sostenuto gli ucraini nella creazione di strumenti e istituzioni democratiche e nella promozione di buona governance, tutte precondizioni per realizzare le ambizioni europee dell’Ucraina. Gli Usa hanno investito oltre cinque miliardi di dollari per sostenere gli ucraini in questi e altri obiettivi che assicureranno un’Ucraina sicura, prospera e democratica.” Un’ulteriore prova della “raffinatezza” delle sue analisi, Foa la offre sulla questione dell’abbattimento del volo MH-17. Con un’intervista al sito Formiche.net cinque giorni dopo la tragedia. “La mia sensazione è che siamo davanti a un autentico war game. Ai tempi della guerra fredda di avvenimenti analoghi ce ne sono stati molti, la gran parte dei quali ancora oggi nascosta all’opinione pubblica […] Personalmente, al momento non sposo le ricostruzioni che in queste ore prevalgono in maniera netta sui media occidentali, che cioè siano stati i filorussi”.

È l’incipit di Foa. Al giornalista di Formiche.net che gli fa notare l’esistenza di “diversi elementi che sembrano far pendere la responsabilità di quanto accaduto verso i ribelli filorussi”, lui poi risponde: “Al momento mi limito a leggere e studiare tutte queste ricostruzioni con molta cautela. In prima ragione perché seguendo eventi internazionali da lungo tempo sono consapevole che ci sono in casi analoghi dei cambiamenti improvvisi e la probabilità che la verità non salti fuori in prima battuta è molto alta. La seconda ragione è che abbiamo una memoria recente di due episodi in cui il cattivo di turno alla fine non è risultato tale. Mi riferisco alle accuse contro quegli stati cosiddetti canaglia che poi si sono rivelate non veritiere. E cioè l’Iraq di Saddam Hussein con le sue armi di distruzione di massa mai trovate, e le accuse alla Siria di Assad di aver compiuto stragi con armi chimiche, quando poi si è saputo che a farle sono stati i ribelli islamici dell’Isis”.

Da maestro della teoria del complotto, Foa miscela un fatto provato - Saddam è stato effettivamente accusato di avere armi che invece non aveva - con un dato falso - quello sull’uso di armi chimiche da parte dei ribelli siriani.

Seguendo sempre il manuale del teorico del complotto, Foa passa alla semina di dubbi su chi può aver abbattuto il volo malese: “C’è chi dice che è colpa dei russi, chi dei ribelli, c’è chi dice che in realtà il Boeing era stato seguito da jet militari ucraini e che sono stati loro a far fuoco. È vero che i ribelli hanno armi molto dotate, ma hanno missili, e questo è provato, che raggiungono al massimo i 4mila metri di altitudine e per centrare un aereo a 10mila metri bisogna avere armi più sofisticate”. E conclude: “Una risposta adesso vale l’altra […] Potremmo perfino supporre un avvenimento procurato allo scopo di ribaltare la guerra sul terreno […] Se andiamo a vedere cosa succedeva sul terreno fino a prima dell’incidente, veniamo a sapere che gli ucraini stavano subendo pesanti sconfitte. Questo è un elemento che va considerato, un episodio di questo genere scombussola completamente le carte in tavola”. Il complotto è servito.

Sei mesi dopo, Foa tornerà sull’argomento nel corso del convegno dal titolo La Guerra dell’Informazione – Il Mondo Occidentale tra Verità e Manipolazione coordinato a Firenze dal Vice Presidente di MoviSol, il movimento dei larouchani italiani: “Voi avete visto una sola prova che l’aereo della Malaysian Airlines è stato abbattuto dai ribelli filorussi?” chiede al pubblico scuotendo la testa. Poi continua: “Però tre minuti dopo l’abbattimento è stato additato il responsabile. E sono state prese sanzioni, il cui scopo chiaramente non era legato all’abbattimento. Lo scopo era stato già preventivato: per mettere alle corde la Russia. In questo caso c’è stato un uso strumentale dei media a fini geostrategici. Quanti dei giornalisti hanno sollevato il dubbio su questi metodi? Pochissimi”. Con tanta insistenza forse solo uno: lui.

Veniamo all’altro teatro di scontro geostrategico a cuore del Cremlino: la Siria. Nel già citato convegno organizzato dall’esponente larouchano a Firenze, Foa offre il meglio del suo complottismo in materia: “Nella primavera del 2013 il presidente americano Barack Obama aveva detto: ‘noi interverremo se viene provato l’uso di armi chimiche o biologiche contro i ribelli’”. Con questa premessa è facile presagire lo scenario che Foa intende prefigurare. Ma prima di procedere, il giornalista fa un inciso: “Io non ho mai capito perché una persona uccisa da una bomba valga meno di una persona uccisa da un gas chimico. Per me un morto è un morto”. È dalla fine della Grande Guerra che il mondo occidentale ha ritenuto giusto fare distinzioni tra gli “strumenti di guerra” approvando il Protocollo di Ginevra che proibisce l’uso di gas asfissianti o tossici. Ed è stata quella proibizione a spingere il Terzo Reich a riservare le armi chimiche alle vittime dei suoi forni crematori. Foa lo considera evidentemente un tabù da superare. Tralascio, e vado avanti con il resto del suo intervento: “Vi ricorderete le immagini terrificanti di bambini addormentati tutti in fila e famiglie sterminate stese sui tappeti che avevano commosso il mondo e portato l’America a un passo dal bis della guerra in Iraq? All’epoca Putin si oppose, e come è stato dimostrato recentemente e come alcuni avevano scritto – gli esperti di spin lo avevano capito subito – quelle armi chimiche non erano state usate dal regime di Assad. Erano state usate dai ribelli per provocare un intervento americano. Con il supporto di non si sa quali potenze straniere. In quel caso abbiamo rischiato il bis della guerra in Iraq, ovvero una guerra fatta in nome di una causa che in realtà era inventata e pretestuosa al 100 per cento”.

Determinato a diffondere questa teoria del complotto assolutamente falsa, Foa la ripete anche nell’altro dibattito con i larouchani, quello ad Ascoli, dove la arricchisce di un nuovo elemento: “Due anni fa arrivammo a un soffio dall’attacco della NATO contro la Siria. Sulla base di quelle immagini di bambini che sembravano dormire e che invece erano stati uccisi dalle armi chimiche […] Improvvisamente saltano fuori queste immagini terribili […] All’epoca Putin si oppose, costrinse l’Onu a fare una risoluzione, costrinse la mediazione. E dopo poche settimane – ops! – la Cia certifica che le armi chimiche non erano state usate da Assad ma erano state usate dai ribelli. Ovvero dall’attuale Isis e dai suoi cugini”. Mai avvenuta tale certificazione. Anzi, ad attribuire la responsabilità degli attacchi chimici alle forze di Assad non sono solo i servizi di Usa, Francia e Gran Bretagna e l’OPCW ma anche l’intelligence della ben poco “guerrafondaia” Germania. I servizi tedeschi hanno infatti intercettato una comunicazione in cui, parlando a un funzionario dell’ambasciata iraniana a Damasco, un dirigente di Hezbollah critica Assad per la sua decisione di usare armi chimiche. Per anni, con granitico convincimento, Foa continua a riproporre la sua teoria: “I ministri della nuova amministrazione Usa alimentano la retorica antirussa con le stesse argomentazioni e lo stesso tono di Obama. Il Trump di qualche mese fa avrebbe preteso la verità sull’uso del gas in Siria, quello di oggi invece ha proclamato – senza ombra di dubbio – che molte linee rosse erano state superate. Proprio come Obama nel 2013”.

Non soddisfatto, ne spara qui una proprio grossa e sua esclusiva: “Peccato che, in seguito, si scoprì che a usare il sarin erano stati i ‘ribelli’ moderati per far cadere la colpa su Assad e provocare l’intervento della NATO. Sarin la cui consegna sarebbe stata autorizzata da Hillary Clinton”.

Dopo le cene sataniche, alla Clinton addebita anche l’autorizzazione all’uso di un agente nervino. Tutto creativamente inventato. Non solo l’assurda accusa a Hillary, ma anche l’attribuzione del sarin ai ribelli. Nello specifico degli attacchi attribuiti a Hillary Clinton, gli ispettori dell’Onu hanno concluso che “le prove disponibili su natura, qualità e quantità degli agenti utilizzati il 21 agosto 2013 indicano che chi li ha perpetrati ha probabilmente avuto accesso a scorte di armi chimiche dell’esercito siriano, e aveva le competenze e le attrezzature necessarie per manipolare in sicurezza una grande quantità di sostanze chimiche agent”. Unico soggetto con queste caratteristiche: l’esercito di Assad. Ma Foa non è giornalista che si fa distrarre dalle evidenze fattuali. E all’indomani dell’attacco del 4 aprile 2017 a Khan Shaykhun riprende il suo martellamento complottistico. Il 5 aprile scrive: “Sicuri che sia stato Assad? Anche nel 2013 lo accusarono di aver usato le armi chimiche. E invece erano stati i ribelli. Ci risiamo?”

Il giorno Foa dopo replica: “Quale vantaggio avrebbe avuto Assad a usare le armi chimiche? E perché il numero delle vittime è tutto sommato contenuto? Di solito il sarin viene usato per sterminare in massa... Pensateci”.

Perché sia chiaro, ecco cosa ha dichiarato l’Ufficio della Commissione d’Inchiesta sulla Siria dell’Onu: “Le forze governative hanno continuato a colpire deliberatamente i civili, anche attraverso l’uso di armi chimiche nelle aree controllate dall’opposizione. Nel quadro di una campagna aerea nel nord di Hama e nel sud di Idlib, il 4 aprile 2017, l’aviazione siriana ha usato il sarin a Khan Shaykhun, uccidendo più di 80 persone, la maggior parte donne e bambini. La campagna aerea aveva precedentemente preso di mira le strutture mediche in tutta l’area, causando un grave indebolimento della loro capacità di fornire assistenza alle vittime dell’attacco di sarin e un conseguente aumento del numero delle vittime civili. A Idlib, Hamah e nel Ghouta orientale, le forze siriane hanno anche fatto ricorso al cloro. Questi attacchi costituiscono palesi violazioni del diritto internazionale e della Convenzione sulle armi chimiche che la Repubblica araba siriana ha ratificato nel 2013 a seguito di un precedente attacco di sarin”.

Quando avviene l’ennesimo episodio di ricorso ad armi chimiche, questa volta contro la città di Douma, nell’aprile del 2018,

Foa parte subito al contrattacco: “Gli Usa sostengono che il regime di Damasco abbia usato armi chimiche a Douma ma […] gli spin doctor dimostrano scarsa fantasia. Usano sempre il solito schema: nel 2013 l’attacco con le armi chimiche che provocò la morte di 1.300 persone e per il quale Obama era sul punto di scatenare l’inferno, risultò essere, in seguito, un caso di false flag, ovvero un attacco lanciato dai ribelli affinché la colpa ricadesse su Assad al fine di giustificare un intervento della NATO”.

E dopo la risposta militare americana, Foa offre l’ennesima prova della sua raffinatezza analitica: “L’attacco missilistico di ieri notte rappresenta un grave errore e una pagina tutt’altro che positiva per la politica estera americana […] Noi sappiamo oggi che gli americani non hanno le prove che nella Douma, questo quartier vicino a Damasco, siano usate armi chimiche […] Uno si chiede: ma perché? Beh, è molto semplice: l’America vuole ribadire il proprio ruolo di gendarme del mondo. Vuole dimostrare che i suoi interessi andranno difesi a ogni costo, che non può accettare una sconfitta – così perlomeno viene inteso il fatto che il regime di Assad è riuscito a resistere a cinque anni di guerra civile in Siria. È un monito all’Iran, è un monito ad Assad, che non deve sentirsi sicuro, ed è un monito - ed è l’aspetto più preoccupante - anche alla Russia”. Foa non manca di cimentarsi nella semina di dubbi e ipotesi di complotti su un’altra grande questione di interesse per Putin, quella del tentato omicidio di Sergej Skripal e di sua figlia. Il 18 marzo 2018 sul suo blog titola Putin è davvero colpevole? Qualcosa proprio non torna nel caso Skripal. Poi scrive: “Siamo proprio sicuri che ad avvelenare l’ex spia Skripal e sua figlia siano stati i russi? Permettetemi di avanzare più di un dubbio […] Bisogna chiedersi: ma che interesse aveva il presidente russo a tentare di eliminare un’ex spia, peraltro fuori dai giochi, ricorrendo al più spettacolare dei tentativi di omicidio, l’unico che - dopo la vicenda del polonio - tutto il mondo avrebbe attribuito al Cremlino? Ne converrete: non ha senso. Diplomaticamente sarebbe stato un suicidio […] No, Putin non è leader da commettere questi errori […] Se poi analizziamo attentamente le dichiarazioni del governo britannico, notiamo come la stessa premier May continui a dire che ‘è altamente probabile’ che l’attentato sia stato sponsorizzato dal Cremlino. Altamente probabile non significa sicuro […] Sia chiaro: nessuno sa chi abbia attentato alla vita di Skripal e di sua figlia e nessuna ipotesi può essere esclusa. Ma la propaganda è davvero assordante e i precedenti, nonché l’esperienza, suggeriscono maggior cautela. E un sano scetticismo: perché Putin sarà, per la grande stampa, ‘cattivo’ ma di certo stupido non è”.

Interrogativi, dubbi, sospetti, ci sono tutti gli ingredienti del giornalismo Foa Style. La campagna d’influenza a favore del Cremlino a colpi di tweet, post e blog arriva fin sotto la sua nomina alla Presidenza della Rai, che avviene il 27 luglio del 2018. Prima mette in discussione l’inchiesta sulla possibile interferenza russa nelle presidenziali vinte da Trump con questo post su Facebook: “Personalmente non ho mai creduto al Russiagate, per la semplice ragione che se ci fossero state delle prove veramente gravi sarebbero già uscite. E perché fino a oggi le indagini non sono state così convincenti, ma soprattutto perché è inverosimile che un paese come la Russia possa influenzare il risultato di un grande paese come gli Stati Uniti”.

Poi, con una dose di ipocrisia che può avere solo un convinto agente d’influenza pone questa domanda in un suo tweet: “Ma i giornalisti non si scusano mai?”. E sotto inserisce un link al suo blog in cui si legge: “Vi ricordate l’attacco con armi chimiche a Douma, quello che suscitò le ire di Macron e che indusse Trump a sparare un po’ di missili sulla Siria? Nell’aprile scorso, alcuni osservatori, tra cui chi scrive, sollevarono dubbi sull’attendibilità di quelle accuse; quei dubbi non trovarono spazio sulla stampa, che, in coro, grondava indignazione. Ebbene, l’altro giorno la Missione d’inchiesta dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha pubblicato un primo rapporto da cui risulta che non è stata trovata nessuna traccia di gas nervino a Douma. Ma come al solito a dare la notizia con la giusta evidenza sono stati solo blogger e siti alternativi e, come sempre, la grande stampa, salvo rare eccezioni, l’ha ignorata”.

Una grande balla condita con un’ancor più grande manipolazione dei fatti, visto che gli ispettori internazionali hanno confermato l’uso di una diversa arma chimica: il cloro. È l’ultima dimostrazione di raffinatezza giornalistica offerta ai suoi lettori prima di sedersi sulla poltrona di Presidente della maggior azienda cultural-giornalistica del nostro Paese.