Si chiama Guido George Lombardi, abita al 63esimo piano della Trump Tower e fino a pochi mesi fa nessuno lo aveva mai sentito nominare. Né in Italia, dove ha vissuto fino a una trentina di anni fa, né negli Usa, dove vive adesso. Ma con la campagna elettorale di Donald Trump nelle primarie la sua visibilità ha preso il volo. Ed è diventato famoso come il co-inquilino italiano amico del magnate newyorkese.

Più precisamente, nella grande abbuffata mediatica delle presidenziali americane, si è fatto largo come il punto di contatto di Trump con movimenti e partiti della destra europea.

Il giorno delle elezioni Lombardi è stato ospite di Porta a Porta in diretta dagli studi Rai di New York per commentare lo spoglio. E quando, poche settimane dopo le elezioni, Marine Le Pen è venuta in visita nella Grande Mela, è stato lui ad accoglierla alla Trump Tower.

Ma prima di diventare una piccola celebrity, chi è stato e soprattutto che cosa ha fatto nella vita questo signore? Il Sole 24 Ore ha voluto chiederlo a lui stesso in questa insolita intervista telefonica da Palm Beach.

Ci dica come e quando ha conosciuto Donald Trump

L’ho conosciuto circa 25 anni fa. Poi mia moglie ha acquistato un appartamento nella Trump Tower e con l’andare del tempo abbiamo cominciato a frequentarci. In più avevamo casa a Palm Beach, dove lui ha comprato la villa che ha trasformato in club. Noi siamo divenuti membri del club e abbiamo cominciato a vederci anche lì.

Durante la campagna elettorale lei che ha fatto?

Sono andato a trovarlo in ufficio subito dopo il suo annuncio e gli ho detto che avrei potuto dare una mano sui social media. Il gruppo più grande che ho creato si chiama Citizens for Trump. Con 250mila persone su Facebook.

Adesso che Trump è alla Casa Bianca, pensa di poter avere un ruolo anche lì?

Non sta a me deciderlo. Se mi chiamano, considererò se vale la pena. Se ci fosse qualcosa che posso fare per servire il Paese lo farei volentieri. Compatibilmente con i miei impegni. Perché ho una vita e un lavoro.

Mi può parlare del suo lavoro?

Sono un imprenditore, lavoro nel real estate in Florida, ma un po’ anche a New York e in Italia. Ho poi fatto consulenza. Marine Le Pen quando l’ha conosciuta? Una ventina di anni fa a Bruxelles. Me l’ha presentata Francesco Speroni, all’epoca eurodeputato della Lega Nord. Con lei si è creato un rapporto di amicizia veramente profondo. Speroni mi ha detto che era persona in gamba e capace, nonostante il padre, che per fortuna non ho mai conosciuto formalmente. Perché non condivido affatto le sue idee. Lei è venuta a New York nel 2003 e le ho organizzato una bella visita… Siamo andati alle Nazioni Unite e a Washington. Nel 2012 abbiamo fatto la stessa cosa, con un pranzo in suo onore all’Onu con una trentina di diplomatici, incluso l’ambasciatore giapponese e quello di Israele. E anche quando è venuta adesso ho organizzato un cocktail party alla Trump Tower.

Ha un ruolo nel Front National?

No. Zero. C’è solo amicizia personale. Io non faccio parte di nessun partito... In America mi sono iscritto al partito repubblicano, ma c’è anche qualche mia foto con Bill Clinton, anche se non vuol dire che condivida le sue idee… Quando fai questo lavoro ti vedi con tutti quanti.

Di che lavoro parla?

La consulenza. Mi spieghi meglio. Come ho detto, alle volte c’è qualcuno che ti impiega… alle volte è pagato. Molto spesso nel mio caso non lo è. Nel senso che ho fatto amicizie nel corso degli anni, e mi sento in dovere di aiutare gli amici. Perché credo in quello che fanno. In Francia Marine Le Pen, in Olanda Geert Wilders, in America Trump.

Parliamo quindi di consulenza politica?

Certo. Ma il suo know how in quella materia qual è? Me lo sono costruito in 40 anni di gavetta. Ha fatto politica? No Quindi qual è la sua esperienza? Perché, si deve aver fatto politica? Se hai fatto politica, nel mio libro, scrivo che semmai sei squalificato in partenza. A parte quelli nominati, ha rapporti con altri politici europei? Con esponenti della Brexit. Con il Freedom Party in Austria. L’estate scorsa sono stato ospite del partito governativo Udc in Svizzera: mi hanno invitato a Berna al Parlamento, dove ho avuto un incontro con una decina di persone per discutere dei programmi di Trump.

Il suo business, invece, è quello immobiliare. Ha una società?

Ne ho sei. E cioè? E no, questo non fa parte dell’intervista. Questo è il mio lavoro. Mettere il business insieme a tutto il resto non mi va. E non mi conviene. Mi dispiace, ma non ho intenzioni di dare informazioni al pubblico.

Come vuole. Ho letto che lei è direttore esecutivo della North Atlantic League. Me ne può parlare?

È una non-profit fatta tanti anni fa con degli amici per promuovere la cultura italiana negli Usa e le relazioni tra Italia, Usa e Israele. E che cosa ha fatto? Niente… Perché abbiamo fatto un piccolo blog e degli articoli, ma purtroppo non è andata da nessuna parte.

Nel suo blog leggo che lei è membro dell’Institute for Global Ethics. Cosa fa?

È un istituto che esisteva tanti anni fa e … quella roba scritta sul sito l’avevamo… uno dei miei assistenti l’aveva scritto… non so se l’istituto sia ancora aperto.

È aperto, e l’ho chiamato. Mi hanno detto che non hanno membri e che non sanno niente di lei.

Come le ho detto, è una cosa vecchia di almeno 15 anni.

Ma il suo sito non è di 15 anni fa.

Lo so. Ha completamente ragione e lo rettificheremo subito.

Sempre nella sua biografia online lei viene descritto come uno dei leader del Tea Party italiano. Che cos’è? Purtroppo… mi dispiace, ma il fatto è che quei siti lì sono vecchi. Dovrei aggiornarli. Non è che ci sono tante informazioni buone.

Ma il Tea Party d’Italia cosa è?

Lo avevamo fatto, mi pare nel 2006...

Il Tea Party non esisteva neppure in America nel 2006.

Forse ha ragione, non era il 2006… Forse il 2008 […] ma di nuovo una qualche cosa che volevamo fare e purtroppo non è andata da nessuna parte.

Ho anche letto che lei è stato direttore esecutivo dell’International Council of Economic Development. Che cos’è?

Era un’associazione con fini essenzialmente culturali e di Pr. Che cercava anche di creare dei ponti economici. Un po’ come l’Ice.

Dove aveva sede?

Per un breve periodo avevamo l’indirizzo all’Empire state building, poi alcuni membri l’hanno portato da qualche altra parte e io mi sono disassociato. E non l’ho più seguito.

Un’ennesima associazione di cui lei risulta direttore è Help Africa Association.

Con loro non ho praticamente niente a che fare… a parte che anche quella è defunta… era un’associazione che un mio amico di Montecarlo mi aveva chiesto di creare negli Usa. Ho fatto solo da tramite.

Ho letto che lei è stato vice presidente del Senato Accademico della libera e privata università internazionale Isfoa, oltre che direttore della sede di New York.

Isfoa? Chi la conosce?

Il sito di Isfoa riporta che lei è amico personale del “Magnifico rettore” Stefano Masullo.

Conosco Stefano Masullo […] Ma l’unica cosa che so di lui è che fa il direttore di una rivista di Golf, e che ogni tanto mi manda delle email.

Lei è stato mai vicepresidente del Senato accademico di Isfoa?

Se mi hanno messo lì…

Lo riporta il sito di Isfoa (con tanto di sue foto a fianco di Masullo).

Non ne ero al corrente.

Con Isfoa quindi non ha nulla a che vedere?

No.

Per fortuna, visto che, pur non essendo abilitata al rilascio di titoli con valore legale, Isfoa è ricorsa a messaggi pubblicitari che lo hanno lasciato intendere e quindi è stata sanzionata ben due volte per pubblicità ingannevole.

Sempre nel suo sito leggo del suo libro “Libertà e Progresso Economico”.

Quello sì. E ne sono molto, molto orgoglioso. Si dice che il libro sia stato elogiato “dal mondo accademico e politico italiano”, ma facendo una ricerca su Google non emerge una singola recensione.

C’è un giornalista a Trieste… almeno prima faceva il giornalista… tra le persone che hanno scritto qualcosa sul libro.

Ma quali membri del mondo accademico hanno elogiato il suo libro?

Devo guardare nei giornali… quel libro mi pare sia del 1995, quindi andiamo indietro di 20 anni.

Quando ho chiesto spiegazioni sull’origine del suo libro alla casa editrice, Franco Angeli, mi è stato detto che“ci possono essere volumi che hanno pochissimo mercato, o quasi zero, per i quali chiediamo un contributo all’autore”. Insomma, continuo a non capire cosa abbia fatto lei per essere consulente di Trump o Le Pen.

Non devo spiegare come ci sono arrivato. Non sono un personaggio pubblico.

Rimane il fatto che ogni entità di cui abbiamo parlato sembra non aver fatto nulla, essere defunta o mai esistita. Non riesco a vedere alcuna sostanza.

Non ho alcuna necessità di spiegare ed enunciare tutto quello che posso aver o non aver fatto […] Io non sono qui per farmi pubblicità. O parlare di me. Il Sole 24 Ore avrebbe potuto scrivere un’intervista interessante su quello che sarà l’economia italiana, il suo futuro e quello delle monete, invece la dovrò fare con qualcun altro.

Sono pronto ad ascoltare. Parliamone.

Il numero uno dei problemi dell’economia italiana è l’immigrazione selvaggia.

Tutti gli altri problemi sono secondari?

No, ma sono conseguenze di questa invasione… Il fatto che io vada fuori Roma e veda crocifissi vecchi di 300 anni decapitati, a Milano veda statuette della Madonna decapitate… perché questa gente fa come vuole. E in più, crea problemi economici, culturali, sociali, ambientali e sanitari a tutto il Paese… Quando Trump se ne è uscito parlando del muro, tutti i cosiddetti benpensanti hanno detto che era xenofobo. Ma quello del muro non è mai stato un discorso anti-immigrazione. Era un discorso per salvare i posti di lavoro degli americani.

Ma in America, in che veste è arrivato? Non era immigrante anche lei?

Io sto parlando dell’America e dell’Italia di oggi. Non di quando sono arrivato io… ma cosa c’entra? Le ho detto che non mi interessa parlare di me.

A me interessa la coerenza.

La coerenza? Cosa c’entra?

Il fatto che lei stesso sia immigrato in questo Paese mi pareva significativo.

Che cosa c’entra? Io non sono venuto a prendere il posto di lavoro di nessuno. E cosa è venuto a fare? Ma sono affari miei!... Mi dispiace, ma lei è semplicemente un mascalzone filo-sovietico. Non stai facendo un articolo su quello che è importante. Stai cercando di assassinare mediaticamente una persona.

Click. Fine forzata della conversazione.