Lo Stato deve snellirsi e far cassa. Su questo convengono quasi tutti. Ovviamente lo deve fare nel modo più imparziale e remunerativo possibile. Pochi minuti prima di lasciare la poltrona di via XX Settembre, l'allora ministro dell'Economia e delle finanze Vittorio Grilli ha delegato una parte importante di questo compito al suo amico Vincenzo Fortunato. La cui esperienza è sicuramente grande, ma include anche vicende che, secondo un documento depositato presso la Corte dei Conti a dicembre, hanno fatto perdere alle casse dello Stato oltre mezzo miliardo. E non di lire.
Dopo esser stato per oltre un decennio capo di gabinetto del ministro dell'Economia e delle finanze e di quello delle Infrastrutture, Vincenzo Fortunato è oggi liquidatore della società Stretto di Messina e docente alla Scuola superiore dell'economia e delle finanze.

In più, con un decreto firmato l'anno scorso da Vittorio Grilli appena prima di dare addio a Via XX Settembre, è stato nominato presidente della Sgr che gestirà il cosiddetto "fondo dei fondi per le dismissioni". Parliamo dei gioielli della corona immobiliare pubblica.

Su Fortunato è stato già scritto molto, ma non sul ruolo da lui avuto in un settore vitale per le casse dello Stato, quello dei giochi. E in particolare in due vicende nelle quali, secondo un documento depositato presso la Corte dei Conti a dicembre, lo Stato avrebbe subito un danno di quasi 700 milioni.
Al telefono con Il Sole 24 Ore, Fortunato è stato categorico: «Io con il mondo del gioco non c'entro nulla. Ma proprio nulla!». Eppure una serie di documenti in possesso de Il Sole 24 Ore sembrano attestare il contrario.
Cominciamo dalla vicenda più marginale. Ecco cosa si legge negli atti di un'indagine condotta nel 2006 della Procura di Potenza (che non ha interessato Fortunato): «Un caso esemplare è rappresentato dallo 'scambio di favori' instauratosi tra il (direttore generale di Aams Giorgio) Tino e Vincenzo Fortunato, Capo di gabinetto del Mef. Come si evince dalle conversazioni telefoniche… il Fortunato si rivolge, prima direttamente poi tramite la dottoressa Patrizia Nardi, dirigente della sua segreteria, a Giorgio Tino affinché questi, in virtù del ruolo di vertice che ricopre presso i Monopoli di Stato, blocchi l'adozione di un provvedimento di revoca di un'autorizzazione avviato a carico di una ricevitoria del lotto di Rossano Calabro… Il Tino si attiva immediatamente per compiacere l'autorevole Fortunato… contatta un suo collaboratore e gli intima senza mezzi termini di bloccare il procedimento amministrativo che coinvolge la ricevitoria sponsorizzata da Fortunato».
Secondo la Procura «le ragioni che spingono Tino a compiacere con tanta sollecitudine il Fortunato risiedono nello specifico interesse nutrito dal direttore dei Monopoli a ottenere il rinnovo del suo remunerativo contratto… e in effetti il Fortunato giocherà un ruolo importante in occasione del rinnovo».
«Ho solo chiesto spiegazioni a Tino su un atto che riguardava una piccola tabaccheria… e poi comunque quella concessione alla fine è stata revocata», minimizza oggi Fortunato.
Ben maggiore il peso economico delle concessioni di Lotto e SuperEnalotto.
Cominciamo da quest'ultimo. Nel 2004 scadeva la concessione alla Sisal, ma nonostante una legge prevedesse il divieto di rinnovo tacito di appalti e concessioni di servizi, il 5 luglio 2004 Aams concedeva la proroga a Sisal senza gara. Il Mef avrebbe potuto invalidare quella decisione. Invece, il 9 settembre 2004, con una nota a firma di Fortunato, approvava il tutto, perché non si ravvisano per il livello di governo profili ostativi».
Nel settembre 2004, la proroga della concessione venne così definitivamente approvata con un provvedimento di Giorgio Tino, che in una nota agli atti spiegava: «In relazione all'iter decisionale attraverso il quale l'Aams è giunta alla determinazione di prorogare la concessione del SuperEnalotto anziché indire la gara si rinvia a quanto puntualmente relazionato al capo dell'Ufficio Coordinamento Legislativo Finanze (Italo Volpe, braccio destro di Fortunato Ndr), al Capo di Gabinetto (Fortunato, Ndr) e al Sottosegretario (Alberto Giorgetti, Ndr).»
«Quello era un atto gestionale, che fa il direttore generale… in questa misura ne sono venuto a conoscenza», si giustifica Fortunato.
A rompere comunque le uova nel paniere fu la società di diritto inglese Stanley Betting, che impugnò i provvedimenti. Il Consiglio di Stato le dette ragione con una sentenza che dichiarava la proroga "illegittima".
Aams fu così costretta a indire una gara, che la Sisal successivamente vinse dopo aver offerto una significativa riduzione dell'aggio, la percentuale trattenuta sulle somme riscosse, che passò dal 5,94% al 3,73%, e un versamento una tantum di 100 milioni.
Tutto bene quello che finisce bene? Fino a un certo punto, perché il documento presso la Corte dei Conti stima che nel frattempo le casse dello Stato hanno avuto un danno economico stimato in quasi 70 milioni.
Ma la vicenda della proroga del Lotto, secondo il documento in questione, ha prodotto una perdita di circa 10 volte maggiore. In questo caso la concessione non è stata solo oggetto di "tacito rinnovo", ma è stata prorogata di quattro anni sulla base della decisione di un collegio arbitrale la cui composizione ha suscitato le perplessità della stessa Avvocatura dello Stato.
Ma ricostruiamo i fatti. Lottomatica ottenne il servizio di automazione del gioco del Lotto nel 1993, quando il Ministero delle Finanze glielo affidò senza gara. La durata della concessione venne fissata in «nove anni a decorrere dal giorno successivo a quello della registrazione del decreto da parte della Corte dei Conti». Questa registrazione avvenne il 18 aprile 1994. E che la data di avvio della concessione fosse quella sembrava all'epoca riconosciuto da entrambe le parti. A provarlo sono tre documenti. In primis c'è il verbale di una riunione del 15 dicembre 1993 al Mef sottoscritto dall'ad di Lottomatica Marco Staderini (nell'occasione affiancato dall'avvocato Carlo Mirabile). Poi c'è una nota interna di Lottomatica, del successivo 28 dicembre, firmata dall'avvocato Mirabile in quanto segretario del cda. E infine il bilancio del 2002, in cui Lottomatica anticipava che l'anno dopo, alla scadenza dei primi nove anni, la concessione sarebbe stata tacitamente rinnovata «in ottemperanza al piano concordato con il ministero».
Questo rinnovo effettivamente ci fu. Senza gara ovviamente. Nonostante ciò il 14 gennaio 2005 il nuovo Ad di Lottomatica, Rosario Bifulco, avanzò una richiesta inaspettata: poiché la notifica del nullaosta della Commissione europea al contratto di concessione del Lotto era arrivata soltanto nel giugno 1998, quindi ben quattro anni dopo l'effettivo avvio del gioco, a parere di Bifulco la data iniziale di decorrenza doveva essere ritenuta quella. Chiedeva perciò all'Aams un arbitrato che dirimesse la questione.
In sede di arbitrato, le due parti avrebbero dovuto nominare autonomamente un proprio arbitro e poi accettare un presidente superpartes, tutte figure da selezionare secondo criteri di "riconosciuta imparzialità e indipendenza".
Lottomatica procedeva alla nomina dell'avvocato Angelo Piazza, mentre Tino nominava il collega Ernesto Stajano. Su proposta di Aams, accolta da Lottomatica, veniva poi scelto come presidente Ovidio Tilesi.
Ma sull'imparzialità e l'indipendenza dei tre arbitri si sarebbe potuto discutere. Tilesi era sindaco di Sogei, azienda che fino a pochi anni prima era stata socia di Lottomatica, e gli avvocati che dovevano rappresentare le due controparti, Piazza e Stajano, erano soci in affari. Ciascuno di loro possedeva infatti il 35% della Spv Servizi srl. Il codice deontologico degli avvocati vigente all'epoca prevedeva che, nel caso gli arbitri delle controparti fossero soci, lo dichiarassero apertamente. Ma a Il Sole 24 ore questo non risulta sia mai avvenuto.
Il documento presso la Corte dei Conti ci informa inoltre che il 1º aprile 2005 l'Avvocatura dello Stato inviò un fax all'Aams in cui manifestava la propria «perplessità per il fatto che, nonostante quanto (da noi) segnalato… sia stato nominato arbitro un professionista esterno… (quando) un evidente criterio di opportunità, generalmente seguito, fa ritenere preferibile la nomina in giudizi arbitrali di Avvocati dello Stato».
«Ma io che c'entro?», ci chiede Fortunato. Direttamente nulla, ma sono innegabili i suoi rapporti con tre dei protagonisti di quel lodo. A capo della segreteria del collegio venne infatti nominata proprio Patrizia Nardi, storica - e strettissima - collaboratrice del capo di gabinetto. Quella che aveva comunicato al direttore dei Monopoli Tino il diktat sulla ricevitoria di Rossano Calabro. In più, Piazza e Stajano erano entrambi docenti della Scuola superiore dell'economia e delle finanze, il cui rettore era proprio il capo di gabinetto del Mef.
Insomma, come sosterrà un successivo esposto inviato dall'avvocato Alessandro La Monica al Tribunale di Roma, «tutti i componenti il collegio arbitrale, segretaria compresa, avrebbero orbitato e orbiterebbero intorno alla figura del dott. Vincenzo Fortunato».
La disputa si sarebbe comunque facilmente risolta se fosse stato presentato il verbale del 15 dicembre 1993 sottoscritto dall'ad di Lottomatica assieme all'avvocato Mirabile. Invece ciò non avvenne. Mirabile, delegato a rappresentare Lottomatica nel giudizio arbitrale, non aveva ovviamente interesse a farlo, ma l'Aams? Incredibilmente si dimenticò di quel verbale. Perché era… andato perduto.
Il 1º agosto 2005 il collegio composto da un ex dirigente Sogei, due colleghi di Fortunato e dalla sua assistente più stretta dette ragione a Lottomatica. Alla quale vennero dispensati altri quattro anni di concessione del Lotto, arrivata così a un totale-record di 22 anni consecutivi senza gara.
Il 13 agosto 2005, a commento dell'esito del lodo, l'Avvocatura Generale dello Stato scrisse una nota all'Aams in cui spiegò che «l'esito del giudizio è apparso fin dall'inizio prevedibile, tenuto anche conto della composizione del Collegio arbitrale… e dopo l'avvenuta nomina del prof Stajano quale arbitro dell'Aams». E definì la vicenda «palesemente equivoca».
Contattata da Il Sole 24 Ore, Lottomatica ha sottolineato che «il lodo ha riconosciuto le ragioni della società, statuendo la data di decorrenza della concessione nel 1998. Lodo confermato sia in grado di appello che in Cassazione».
In effetti né Corte d'Appello né Cassazione, alle quali è in seguito ricorsa l'Aams, hanno ritenuto ci fosse motivo di invalidare la decisione del lodo arbitrale. Ma neppure in quelle sedi è mai stato presentato il verbale del 15 dicembre 1993.
L'impatto finanziario ed economico della decisione del collegio arbitrale è oggi facilmente quantificabile. In seguito all'esito dell'arbitrato il titolo Lottomatica ebbe un'impennata passando da 28,56 a 30,82 euro, con un incremento in termini di valore assoluto di quasi 400 milioni di euro.
Più alta ancora la cifra del danno alle casse dello Stato. Se non fossero stati concessi quei quattro anni in più, la concessione del Lotto sarebbe infatti scaduta nel 2012 e nella conseguente gara, secondo il documento presso la Corte dei Conti, lo Stato avrebbe con tutta probabilità ottenuto condizioni migliori. Lo dimostrerebbe la gara sul SuperEnalotto, in cui Lottomatica offrì un'aliquota di aggio del 3,70% decisamente più bassa del 6,225% previsto dall'ultraventennale concessione del Lotto attiva ancora oggi.
Il documento presso la Corte dei Conti calcola che la mancata gara ha prodotto un danno alle casse dello Stato che nel corso dei quattro anni aggiuntivi concessi dal Collegio arbitrale dei subordinati di Fortunato è quantificabile in quasi 600 milioni.