C'è una questione meridionale anche nelle polizze auto. Che al Sud i premi costino molto più che al Nord è infatti un dato accertato. Dalle ultime rilevazioni dell’IVASS risulta che la Regione più costosa sia la Campania, seguita dalla Puglia e poi dalla Calabria. A Caserta, Taranto e Vibo Valentia e si paga addirittura più del doppio di Aosta.

Il disegno di legge sulla concorrenza che ha appena superato il vaglio delle commissioni alla Camera prevede alcune misure correttive, ma il trattamento differenziale non c’è dubbio che rimarrà.

Anziché cercare di capirne le cause, i nostri politici preferiscono dedicarsi allo schiamazzo “etnico-politico”. L’ultima dimostrazione del genere è venuta dall’onorevole Marcello Taglialatela (Fratelli d’Italia) che a marzo ha presentato un’interrogazione parlamentare per conoscere i motivi del “caro-assicurazioni che affligge in particolar modo la Campania e in via più generale l’intero Meridione d’Italia” basato “unicamente sul criterio della discriminazione residenziale”.

Un’inchiesta condotta da Il Sole 24 Ore sulla base delle più recenti rilevazioni sugli incidenti e i comportamenti stradali degli italiani porta invece a concludere che il divario tra Nord e Sud non è attribuibile a volontà discriminatorie, o peggio all’ingordigia degli assicuratori del Sud, bensì a fattori oggettivi sui quali, volendo, si potrebbe intervenire.

L’anno scorso, la nota società di consulenza Boston Consulting Group ha presentato i risultati di un studio in cui ha comparato i costi delle polizze in Italia a quelli di Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna accertando che il prezzo medio dell’Rca negli altri Paesi europei è circa del 45% inferiore a quello in Italia.

Questa maggiorazione è stata attribuita a quattro fattori. Nell’ordine: i costi dei sinistri, le tasse, le frodi e i comportamenti degli automobilisti. Tutti e quattro questi fattori sono infatti risultati essere più alti – o peggiori – in Italia che altrove. Poiché sulle tasse, che incidono per 52 euro in più rispetto agli altri mercati europei, non ci sono differenze tra Nord e Sud, nell’analizzare le cause delle differenze tra macro-aree italiane ci siamo concentrati sulle altre tre categorie di dati: il costo dei sinistri, il rischio delle frodi e i comportamenti di guida.

Ebbene, l’analisi fatta da Il Sole 24 Ore, senza un singolo dato in contro-tendenza, dimostra che in tutte e tre le categorie i numeri del Sud sono peggiori di quelli del Nord, e quindi spiegano o “giustificano economicamente” premi più alti.

Cominciamo dalla frequenza dei sinistri sul totale delle auto circolanti. Secondo i dati fornitici da Ania, l’associazione delle società assicuratrici, al Nord è del 5,67%, al Centro del 6,64% e al Sud del 6,23% (con punte del 10,43% a Napoli). La percentuale di sinistri con danno alla persona, al Sud è di oltre il 60% superiore a quella registrata al Nord (il 24,3% contro il 15,1).

Stessa cosa per l’incidenza dei veicoli non assicurati su quelli assicurati: al Nord è del 6,8% e al Sud addirittura del 15,2% (si pensi che la media europea si attesta attorno al 3%).

Abbiamo poi chiesto a due delle maggiori società assicuratrici operanti in Italia le percentuali dei sinistri finiti in contenzioso. E anche qui i numeri a noi forniti parlano chiaro. La prima società ci ha comunicato che al Nord l’incidenza dei “suoi” sinistri in causa è del 15,1% mentre al Sud del 37,3, oltre il doppio. La seconda ci ha fornito i dati regionali, ma il trend è lo stesso: in Campania sono il 20%, in Molise il 16,1%, in Basilicata l’11,7, in Calabria il 10,9 e in Puglia il 9,3, quando in Liguria, Piemonte e Lombardia siamo all’1,7% e in Friuli ancora meno.

A questo punto non c’è da sorprendersi se il costo medio dei sinistri è di 4.218 euro al Nord e di 4.977 al Sud.

E veniamo all’annoso problema delle frodi. L’Ania ci ha fornito i numeri dei “sinistri esposti a rischi di frode”, e al Nord sono lo 0,895% mentre al Sud il 2,039 percento. L’Ivass ha invece appositamente estrapolato per noi la percentuale dei sinistri contestati per frode nel 2014 sul totale di quelli denunciati: al Nord sono lo 0,9% e al Sud quasi il quadruplo: il 3,5 percento. L’Ivass ha inoltre elaborato i dati dei “sinistri oggetto di specifiche istruttore per sospette frode ma non contestati” accertando che sul totale di 222mila, meno di 66mila sono avvenuti al Nord e oltre 82mila al Sud.

Ovviamente quello della fraudolenza è un fattore di rischio che può essere solo stimato. Ma anche le cronache giudiziarie confermano una diffusione più sistematica al Sud. Si prenda il caso dell’inchiesta condotta dalla Pm di Taranto Daniela Putignano che nel marzo scorso ha portato alla scoperta di una maxitruffa a 17 compagnie assicurative. Dall’ordinanza di custodia cautelare, confermata anche dal Tribunale del Riesame, risulta che Giuseppe Ax, 61 anni, capo-tecnico radiologo dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto si occupava di taroccare gli esami diagnostici (Tac ed Ecg) e che due avvocati - Andrea Tagliente e Gianfranco Trani - curavano le pratiche e istruivano i soggetti coinvolti in 25 sinistri rivelatisi inesistenti.

Assolutamente simile il modus operandi di un manipolo di medici, avvocati, cancellieri di tribunale e procacciatori d’affari ora sotto processo per associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Si tratta ovviamente di casi sporadici, ma poiché i prezzi dei premi sono stabiliti sulla base dei costi e poi spalmati su tutti gli assicurati, bastano pochi criminali perché il prezzo delle frodi sia scaricato su tutti gli onesti che abitano nel loro circondario.

Umberto Guidoni, responsabile auto di Ania, non ha dubbi: “Se in alcune zone del Sud le polizze Rc auto sono care è perché i sinistri sono più frequenti e costosi. Tanto è vero che a Potenza, dove la frequenza dei sinistri è pari a quella di Vercelli, si paga di meno di altre città del Sud”. Secondo Guidoni in gioco ci sono anche fattori culturali e sociali. “In certe aree del paese la frode assicurativa non viene considerata un atto illegale. Come dice il Censis è una specie di ammortizzatore sociale. Aggravato dalla presenza della criminalità organizzata e da condizioni economiche peggiori”.

E veniamo ai comportamenti. Su questo fronte la base scientifica ce l’ha fornita una ricerca non ancora pubblicata di cui siamo in grado di anticipare i risultati. Ci riferiamo allo studio di Ulisse, un programma di monitoraggio dei dispositivi di sicurezza e dell'uso del cellulare alla guida finanziato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e coordinato dal Dr Marco Giustini per conto dall'Istituto Superiore di Sanità, o Iss.

Ecco cosa si legge nella premessa: “Poiché erano attese, anche sulla base delle osservazioni effettuate dal Sistema Ulisse negli anni precedenti, maggiori criticità nel Sud del Paese, ci si è concentrati soprattutto in quest’area”. E i risultati hanno confermato le osservazioni passate: “Come era nelle previsioni, si legge nella sintesi dello studio, vi è un gradiente Nord-Sud nell’uso di alcuni dispositivi di sicurezza (cinture anteriori e posteriori e seggiolini per bambini)”. Mentre al Nord il 78,4% dei soggetti analizzati è risultato fare uso delle cinture anteriori e il 22,9% di quelle posteriori, al Sud i dati sono stati rispettivamente del 34,3% e del 5 percento.

Lo stesso per quel che riguarda l’uso dei seggiolini: al Nord l’incidenza è stata del 55,5%, mentre al Sud del 19,4. Persino sull’uso dei caschi, in cui i numeri sono (quasi) equivalenti – 99,7% al Nord e 93,2% al Sud – è stata individuata una differenza sostanziale: “specialmente nel Sud, una quota marcata di utenti delle 2 ruote motorizzate, pur indossando il casco, lo teneva slacciato o non correttamente allacciato”.

L’ultimo dato utile sui comportamenti alla guida offertoci dal programma Ulisse è quello sull’uso dei cellulari: al Nord l’incidenza osservata è stata del 5,5%, al Sud del 6,2%. Meno di un punto di percentuale può sembrare una differenza marginale ma, sulla base di un precedente studio dell’Iss, si deduce che quei 7 decimali di differenza generano un aumento dei costi di oltre 143 milioni di euro all’anno.

“C’è chiaramente un problema di comportamenti civici diversi e di una diversa attitudine al rispetto delle norme”, ci dice il Dottor Alessio Pitidis, direttore del Reparto Ambiente e Traumi dell'Iss. “A Palermo mi è capitato di vedere persone in tre in moto con bambini senza casco sul serbatoio. A Verona no”.

Detto questo, Pitidis è convinto che sia assolutamente possibile cambiare le cose: “Anche dove si parte da minore rispetto o considerazione delle norme, abbiamo visto che se queste vengono fatte applicare, il comportamento cambia. Ed è una differenza osservabile e quantificabile. Insomma, se si fanno i controlli su strada i comportamenti cambiano”.

Secondo Ugo Cotroneo, autore dello studio di Bcg, anche sugli altri fronti si può intervenire: “Noi abbiamo ipotizzato tre forme di intervento. La prima è quella di definire risarcimenti standard per il danno alla persona. La seconda di migliorare la sicurezza sulle strade, intensificando controlli e sanzioni e la terza di aumentare gli strumenti legislativi di contrasto alle frodi”.

Su quest’ultimo tema c’è una differenza di opinioni su chi deve farsene carico. “Paradossalmente, le stesse compagnie assicurative che utilizzano le frodi per giustificare il differenziale nei premi non si sono mai impegnate in una reale attività di contrasto al loro interno”, sostiene Donatella Porrini, professore associato di Politica economica dell’Università del Salento che si occupa di questo tema da oltre un decennio. Umberto Guidoni, di Ania, gira l’accusa di inazione al Governo: “Serve senza dubbio una più efficace lotta alle frodi, ma nel ddl sulla concorrenza questo problema continua a essere sottovalutato”.

Responsabilità del contrasto alle frodi a parte, resta il fatto che per gli automobilisti e i motociclisti del Sud non è detto che i premi debbano rimanere più alti. I dati dimostrano che per vederli scendere basterebbe che le autorità facessero rispettare meglio le norme e che loro stessi, anziché subodorare complotti come l’onorevole Taglialatela, cambiassero i propri comportamenti.