Dal Madoff della Bocconi al Madoff del gas. Ovvero, da Alberto Micalizzi, ex professore della Bocconi che falsificava carte e numeri per ingannare gli investitori di un hedge fund da lui costituito, a Roberto Giuli, ex poliziotto divenuto imprenditore energetico che falsificava carte e numeri per ingannare Snam e Ministero dello sviluppo economico. Stessi metodi, stessa finalità e persino stesso procedimento penale.

Ci riferiamo al procedimento che ha portato la Pm di Milano Tiziana Siciliano a chiedere il decreto di perquisizione e di sequestro preventivo di beni eseguiti il 16 febbraio dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza.

É stato proprio indagando sulla truffa da 400 milioni di dollari perpetrata dall’ex professore Micalizzi, che la Guardia di Finanza ha scoperto l’altra truffa. Questa volta da 181 milioni e mezzo di euro. Mentre Micalizzi ha truffato investitori privati grazie a un hedge fund costituito alle Cayman e gestito da Londra, Roberto Giuli ha fatto tutto in Italia. E seppure la vittima direttamente interessata sia stata Snam Rete Gas, a pagare le conseguenze dei suoi imbrogli sono stati i contribuenti italiani, per via dell’aumento del prezzo del gas concesso a Snam per compensare le perdite.

Come questo signore venuto dal nulla sia riuscito per anni a truffare non solo la Snam ma anche il Ministero dello sviluppo economico (Mise) merita di essere raccontato. Perché non è tanto la storia di un imbroglione, quanto quella di un sistema che lo ha lasciato fare. Nonostante i ripetuti campanelli d’allarme.

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