Mohamed e Farid Bedjaoui. Zio e nipote. Oltre al cognome, in comune hanno la nazionalità algerina e la propensione per il jetset internazionale. Ma ora anche possibili guai giudiziari. Entrambi i loro nomi sono infatti emersi nel corso di indagini su pagamenti sospetti fatti da multinazionali estere per operare in Algeria.

Lo zio, Mohamed Bedjaoui, dopo aver fatto il ministro della Giustizia algerino negli anni 60 è stato ambasciatore Parigi e a New York presso le Nazioni Unite e poi, per vent'anni, giudice e presidente della Corte internazionale di giustizia, il tribunale dell'Onu. Nel 2002 è tornato ad Algeri prima in veste di presidente della Corte Suprema locale e poi di ministro degli Esteri (carica che ha mantenuto dal 2005 al 2007). Nei media algerini si parla di lui con riferimento a una vicenda di pagamenti sospetti relativi alla costruzione della cosiddetta Autoroute Est-Ouest, un'autostrada realizzata dal gruppo cinese Citic-Crcc con il supporto della società d'ingegneria canadese Snc-Lavalin.

Il nipote, Farid Bedjaoui, ha sposato la figlia dell'ex ministro della Difesa libanese Mohsen Dalloul e assieme al cognato Ziad ha fondato Rayan Asset Management, una delle maggiori società di consulenza finanziaria di Dubai.

In base agli esiti di un'indagine condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano, il pm Fabio De Pasquale ritiene che Farid Bedjaoui abbia ricevuto 200 milioni di euro dalla Saipem, la società ingegneristica del gruppo Eni, per cosiddetti servizi di intermediazione in Algeria. Ma quei 200 milioni incassati da Pearl Partners Ltd, società di facciata registrata a Hong Kong con succursale negli Emirati e nessuna attività in Algeria, sono solo una parte minima di impressionanti flussi di denaro gestiti da Farid e provenienti da tre continenti.