Almeno fin quando era Ragioniere dello Stato, l'attuale ministro dell'Economia Vittorio Grilli ha avuto svariati conti all'estero. E non ci riferiamo ai due conti che aveva a Londra, co-intestati con la moglie di allora. Parliamo piuttosto dei cinque conti di cui era titolare nelle cosiddette isole del Canale, e cioè località che il governo italiano considera paradisi fiscali. Conti in sterline, dollari ed euro.
Da uno di questi conti al Sole 24 Ore risulta che sia provenuta una parte del denaro pagato per l'acquisto del lussuosissimo appartamento che l'attuale ministro ha comprato nel 2004 in via San Valentino, a Roma.
«Erano tutti conti in chiaro. Dichiarati. Su cui ho pagato tutte le tasse», ci spiega il ministro. Che aggiunge: «Io lavoravo per una banca svizzera. Era una prassi normalissima. E, cosa discriminante, i conti erano totalmente trasparenti al fisco».

Il professor Grilli nega di aver attinto da uno di questi conti per pagare parte dell'appartamento a Roma. «Quando sono venuto in Italia ho riportato i soldi indietro. Indipendentemente dalla casa. In altri tempi».
Ma il professore lasciò Credit Suisse per diventare Ragioniere dello Stato nel maggio 2002, e al Sole 24 Ore risulta che il denaro con cui è stato pagato l'acconto sull'appartamento partì originariamente da un conto nell'isola di Jersey nel febbraio 2004, cioè quasi due anni dopo.
Documenti in nostro possesso indicano inoltre che l'allora Ragioniere dello Stato, garante ultimo dei conti del Paese, ha fatto in modo che quasi metà dei lavori di ristrutturazione di quell'appartamento fosse pagata in contanti. E senza imposizione di Iva.
Nella sua risposta a un'inchiesta pubblicata nel gennaio scorso dall'agenzia americana Bloomberg, il ministro aveva già parlato di lavori di ristrutturazione. Ma fatti in un momento diverso.
In quell'articolo si sosteneva che l'appartamento di via San Valentino era stato comprato a un prezzo decisamente sotto mercato, 1.065 milioni di euro. Inferiore addirittura all'ammontare del mutuo ricevuto dal Monte dei Paschi per l'acquisto e la ristrutturazione. Nella sua replica scritta a Bloomberg il ministro spiegava che «sebbene all'atto dell'acquisto (l'appartamento) necessitasse di interventi strutturali... già in passato era stato oggetto di importanti lavori di riadattamento e di realizzazione di migliorie a opera di un congiunto del venditore con il quale contestualmente all'acquisto e con operazioni perfettamente tracciabili ho dovuto regolare tutti i profili economici relativi a tali interventi». E aggiungeva che «la valutazione dell'immobile data dai periti alla banca... prendeva in considerazione l'effettivo stato dell'immobile comprensivo delle migliorie operate dal predetto soggetto diverso dal venditore, il rapporto con il quale ha costituito oggetto di una autonoma regolazione».
In pratica, il ministro ha indirettamente riconosciuto che il prezzo da lui ufficialmente pagato era inferiore al valore di mercato, ma ha giustificato l'apparente incongruenza, spiegando di aver separatamente rimborsato «un congiunto del venditore» per lavori di ristrutturazione fatti in precedenza.
A questo rimborso separato gli avvocati del ministro non hanno però mai fatto alcun riferimento, durante la causa di divorzio, nonostante la signora Lowenstein avesse asserito che il prezzo totale pagato per l'appartamento fosse stato in realtà più del doppio di quello dichiarato. Né il ministro ha ancora mantenuto l'impegno preso nella sua replica a Bloomberg. «Mi riservo di scendere in ulteriori specificazioni non appena si saranno definiti i contenuti economici del mio divorzio», aveva infatti scritto. Il divorzio si è concluso a gennaio, e se e quando arriveranno queste «specificazioni» saremo lieti di pubblicarle.
Nel frattempo Lisa Lowenstein, che dal gennaio scorso è divorziata dal ministro, ci ha fornito la sua versione su quei lavori: «Non ricordo che sia stato pagato alcun lavoro di ristrutturazione eseguito prima del nostro acquisto. Né che ce ne siano stati. Anche perché la casa l'abbiamo rifatta noi da cima a fondo. Quello che ricordo - e che ho scritto nelle mie memorie per il divorzio - è che il prezzo totale pagato per l'acquisto era molto più vicino a quello di mercato: circa 2 milioni e duecentomila euro. Ricordo anche che una parte di quel pagamento è avvenuto con denaro proveniente da un conto offshore di mio marito con i soldi guadagnati nell'anno in cui ha lavorato per Credit Suisse a Londra».
Il Sole 24 Ore non solo ne ha trovato conferma documentale, ma ha anche appurato che laboriosissime opere di ristrutturazione furono effettivamente eseguite tra il 2004 e il 2006, però coordinate dalla Lowenstein e addebitate allo stesso professor Grilli.
Ma prima un passo indietro. Nella memoria depositata il 20 settembre 2012 nella causa di divorzio, gli avvocati del ministro hanno scritto che per «la ristrutturazione della casa di via San Valentino, il prof. Grilli ha personalmente speso 118mila euro per acquisto materiali edili da fornitori, e 256mila euro - versati a mezzo bonifici bancari alla società incaricata della ristrutturazione». Per un totale di 374mila euro.
Nonostante la signora Lowenstein non abbia contestato quest'ultimo punto nella sua causa di divorzio, Il Sole 24 Ore ha raccolto documenti che confutano quest'asserzione. Le carte provano che i lavori di ristrutturazione, portati a compimento dalla ditta di costruzioni Aurea sono infatti costati quasi il doppio di ciò che il ministro ha dichiarato, attraverso i suoi avvocati. E che l'altra metà circa è stata saldata in cash.
Lo si deduce dal "riepilogo generale" indirizzato al "prof. Vittorio Grilli" da Aurea, con firma in originale apparentemente del suo socio amministratore, che elenca spese per un totale di 642.281 euro. Due i dettagli più significativi: il riepilogo elenca versamenti per un totale di 287.500 euro di "contante" ad Aurea e altri 10mila, sempre registrato come "contante", all'architetto Naghi Habib (che assieme a sua moglie Anna Lisa Ambrogi è socio di Aurea). Il che potrebbe spiegare come mai nello stesso conteggio l'Iva risulta essere applicata solo su 360mila euro.
Ma procediamo con ordine. Il 7 giugno 2004, in qualità di committente, Vittorio Grilli risulta aver firmato una "Lettera di incarico professionale di progettazione" per la ristrutturazione dell'appartamento comprato in Via San Valentino (con) all'architetto Habib. Per un "compenso forfaittario previsto" di 20mila euro.
Lo stesso giorno Grilli ha firmato una "scrittura privata" con cui ha affidato i lavori di ristrutturazione ad Aurea. Lì si legge che «il corrispettivo per l'esecuzione secondo le regole dell'arte delle opere... è stabilito a corpo in euro 200mila».
Ma l'elenco dei lavori era troppo lungo perché quella cifra potesse bastare. Anche perché i coniugi Grilli avevano deciso di trasformare delle fioriere nel giardino di casa in una piscina di 10 metri per 3 (costruita in cemento armato senza richiesta di permessi con semplice dichiarazione di inizio attività). Ecco perché il 21 ottobre 2004, Lisa Lowenstein invia una lettera all'architetto Habib in cui si riconosce che «i lavori esigono una spesa maggiore», e si accetta di pagare «l'ulteriore somma totale da te richiesta di 166mila euro».
Ma come dimostra il "riepilogo generale", redatto successivamente, neppure quella somma risulterà essere sufficiente. Per via dei lussi previsti. Su questo punto - non contestato - ci aiutano le carte del divorzio quando parlano di «un'abitazione con... una superficie commerciale di 310 mq, cantina di pertinenza, due posti auto... cinque bagni nuovi con sauna e vasca idromassaggio, una cucina gourmet super dotata, una piscina con fontane, getti, nuoto controcorrente e docce esterne, attacchi in giardino per una cucina esterna, sistema di irrigazione automatica per le piante, allarme, porte su misura, pavimento di lusso in rovere annerito con ogni lastra "coppato" a mano».
Veniamo alla questione-chiave: quella dei contanti. Su questo ci sono d'aiuto altri documenti. Il primo elenca i "bonifici effettuati ad Aurea per lavorazioni eseguite", il secondo i "bonifici effettuati ad Aurea per pagamento forniture" e il terzo, semplicemente, i "pagamenti effettuati". In quest'ultimo foglio sono elencate 22 date, a partire dall'11 ottobre 2004 (quando risultano essere stati pagati 8mila euro) fino al 23 novembre 2005 (quando sono contabilizzati 20mila euro). In totale si arriva esattamente ai 297.500 euro che nel foglio del riepilogo generale sono registrati come "contanti". Non basta: c'è anche la fotocopia di un documento che riporta le stesse date e le stesse somme, con a fianco le firme dell'architetto e di sua moglie. E accanto alle firme in molti casi è (spiegata) indicata la modalità della rimessa: "Consegnati Lisa/Annalisa". Oppure "Lisa/Naghi". Oppure "Lisa a Guglielmo". Quest'ultimo nome potrebbe essere un riferimento a Guglielmo Gizzi, il commercialista di Aurea.
Il ministro dice di non saper nulla di quel riepilogo dei costi sostenuti. «Non so quello che abbia scritto Habib. Io posso solo dire che mi ha rilasciato delle fatture e che io ho pagato in modo sempre trasparente. C'è una mia firma su quella cosa lì (il riepilogo Ndr)?», ci dice. E aggiunge: «Di cosa abbia fatto la mia ex moglie non ho la minima idea».
Il fatto che l'ex moglie non aveva però reddito in quell'epoca è emerso chiaramente dalla causa di divorzio. E non è mai stato contestato neppure dall'ex marito. In una memoria depositata dagli avvocati del ministro addirittura si legge: «Mensilmente la dott.ssa Patricia Navarra, da anni assistente del prof. Grilli munita di delega bancaria sul di lui conto corrente personale, autorizzata dal prof. Grilli dava disposizioni alla banca affinché consegnasse in contanti alla dott.ssa Lowenstein importi variabili tra i 7mila e gli 8 mila euro che venivano ritirati in contanti dalla stessa dott.ssa Lowenstein o dalla sig.ra Hidalgo Pilar, sua collaboratrice a tempo pieno».
Abbiamo chiesto conferma alla signora Lowenstein che il contante con cui avrebbe pagato parte dei lavori di ristrutturazione potesse provenire da lì. Ma la signora non ce l'ha data.
Ci ha dato invece un ultimo suggerimento. Di tutt'altra natura. Di guardare ai rapporti che il suo ex coniuge aveva con due signori, Dario Cusani e Fabio De Concilio. Cosa che abbiamo fatto.
Dario Cusani, fratello gemello di Sergio, il finanziere condannato a 5 anni in Tangentopoli, ha conosciuto il prof. Grilli sul campo da golf dell'Olgiata. Dove sono diventati amici. Tant'è che, nel 2001, quando Cusani ha lanciato il bimestrale "Golfare", ha chiesto a Grilli di fare il "garante dei lettori". Il "coordinamento della redazione" Cusani lo ha invece affidato proprio a quel Fabio De Concilio, che abbiamo appurato essere il figlio di un suo vecchio amico e compagno di scuola (al liceo scientifico Mercalli e alla Nunziatella).
Il Sole 24 Ore non è riuscito a rintracciare Fabio De Concilio, ma ha contattato telefonicamente Dario Cusani. Siamo andati subito al sodo e gli abbiamo chiesto se ha mai sottoposto un progetto del giovane De Concilio all'allora Ragioniere dello Stato. «Mah… non riesco a capire quale progetto possa essere. Non saprei proprio a che cosa si possa riferire», ci ha risposto.
Gli abbiamo allora chiesto se invece ha mai sponsorizzato sua cugina con il Ragioniere dello stato?
«No… no. Che io ricordi no», risponde Cusani. Aggiungendo: «Io non faccio in genere da intermediario… Non sto nel mondo degli affari. Faccio l'artista».
Tra gli scatoloni di cartone che il professor Grilli ha spedito alla moglie dopo aver preso possesso esclusivo dell'appartamento ai Parioli, c'era però una lettera, apparentemente scritta proprio da Cusani che lo contraddice.
La missiva, datata 24 maggio 2003, è indirizzata all'allora Ragioniere dello Stato. Ecco cosa dice: «Caro Vittorio, vorrei presentarti mia cugina Francesca, che ha una società che già lavora con vari Enti e ha una pratica in corso proprio con la Ragioneria. Francesca inoltre mi segnala che il Ministero deve rifare l'impianto anti-incendio e lei vorrebbe partecipare con un'altra sua società del settore. Se potessi darmi un appuntamento l'accompagno da te». E poi continua: «Hai notizie per quel progetto con Fabio di cui ti ho parlato?».
A quale progetto la lettera facesse riferimento non siamo riusciti a determinarlo neppure con una ricerca nella bancadati de Il Sole 24 Ore. Da lì, su De Concilio è emersa una vicenda risalente ad alcuni anni dopo - quando lavorava presso la Deutsche Bank di Londra - per la quale il pupillo di Cusani è oggi imputato nel processo sulla sanità abruzzese a Pescara. I sostituti procuratori Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli lo hanno rinviato a giudizio perché, secondo l'accusa formulata, in accordo con l'ex presidente della giunta regionale Ottaviano Del Turco, il suo segretario Lamberto Quarta e altri «concorrevano a procurare intenzionalmente… all'istituto di credito Deutsche Bank AG London e ai suoi rappresentanti ingiusti vantaggi patrimoniali». Tutto ancora da dimostrare.
La signora Lowenstein, a cui abbiamo riferito la circostanza, ci ha detto di aver conosciuto Del Turco. Lo aveva presentato a lei e a suo marito l'amico golfista Dario Cusani. Il Sole 24 Ore ha quindi voluto verificare se sia stato quest'ultimo a sponsorizzare De Concilio con Del Turco. Lo abbiamo chiesto direttamente a lui.
«No», ci ha risposto. «Io non ho nessuna forma di collegamento… Ottaviano io non lo conoscevo personalmente. Lo conosceva mio fratello».
Peccato che presso il Tribunale di Pescara ci siano due email datate 22 marzo 2007. La prima è stata inviata da Cusani a Lamberto Quarta, segretario e braccio destro di Del Turco in Regione. Ecco cosa dice: «Caro Lamberto, a seguito della tua telefonata ti giro la mail mandata a Ottaviano stamattina e della quale ho parlato al telefono alle 15 con lui». La seconda, di poche ore prima, è quella che Cusani aveva inviato a Ottaviano Del Turco: «Caro Ottaviano, qui di seguito ti invio la mail di Fabio de Concilio della Deutsche Bank che si propone di collaborare con la Regione e il Ministero Economia e Finanza nel ruolo di advisor per la ristrutturazione del debito sanitario… Cordialmente. Dario».
Insomma non c'è dubbio che Cusani abbia promosso gli interessi di De Concilio con Del Turco (anche se non vuol dire che sia stato commesso alcun reato).
Se e in che modo, anni prima, Cusani abbia cercato di dare una mano al figlio del suo vecchio compagno di scuola con l'allora Ragioniere dello Stato lo abbiamo chiesto allo stesso ministro. «Che Cusani mi possa aver parlato di questo De Concilio non lo escludo. Ma certamente non ricordo di aver fatto nulla per questo ragazzo», ci dice.